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Dal 16 luglio al 15 agosto
L’uso del tessuto, il materiale che caratterizza in modo emblematico tutto il lavoro di Gianesi, è finalizzato a questo tentative di armonizzare le diverse parti dell’opera, di fonderle in una successione spontanea, in un intreccio fluente, in una trama che le accomuni, che le saldi le une alle altre. L’esito di questa operazione è rappresentato da una pittura paradossale, armonica e dissonante allo stesso tempo, in cui il colore apposto dall’artista sul tessuto si fonde con il supporto e allo stesso tempo risalta, si staglia, assume una sua speciale pecularietà espressiva.
Gianesi, un passato fondamentale nel mondo della moda, dove ha lavorato per sedici anni al fianco di Gianni Versace, rivestendo anche il ruolo di capo stilista e responsabile dei progetti teatrali, ha piegato adesso le stoffe spesso recuperate sulle bancarelle dei mercatini, alle esplorazioni di un viaggio onirico e interiore per dar forma e consistenza ai fantasmi dell’immaginazione. Nei suoi quadri- osserva il critico Roberto Borghi- il tessuto assume la valenza di ” una struttura da decostruire e ricostruire, come congegno da sabotare nei suoi autentici ingranaggi, per poi riformularlo secondo una meccanica di pura invenzione”.
Alla base c’è sempre l’apprendistato avvenuto nella haute couture: “ è stato realizzando patchwork di citazioni prelevate da arti e stili differenti, componendo temerari assemblaggi di suggetioni attinte da civiltà di epoche lontane e di territori remoti, come avveniva di consueto nella maison Versace, che si è fatto strada in Bruno-prosegue Borghi- l’idea che ogni stoffa in fondo non fosse altro che un collage o, forse meglio, che il collage fosse la matrice di fondo di ogni stoffa”. Da qui l’idea di lasciarsi “ sedurre da un tessuto, per individuare i punti nevralgici del disegno, le zone critiche della trama, con una certa predilizione per l’accostamento curioso tra forme geometriche e colori azzardati, quindi incastonare una figura nella parte di trama selezionata, farla interagire con la stoffa, farla sembrare una germinazione del tessuto, l’esito spontaneo di un suo ipotetico sviluppo interno”.
Testo e citazioni di Anna Ansemi e Roberto Borghi
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