Modalità visualizzazione: | |

Mostre degli anni passati

  • Ernesto Treccani, 1999
  • "Sculture di Rastelli" di Giorgio Rastelli, 2001
  • "Opere 1981-2001" di Alfredo Casali, 2002
  • "Schizzi e disegni" di Mimmo Rotella, 2003
  • "L'inclinazione" di Artemisia, 2003
  • "Terre emerse" di Alessandro Spadari, 2004
  • "Dipinti" di Oliviero Masi, 2005
  • "Segrete porte" di Bruno Gianesi, 2005
  • "L'Inferno di Dante" di Gianfranco Rontani, 2005-2010
  • "Histoire - l'irrealtà della storia" di Aurelio Gravina, 2009
  • "Musicalmente esistenziale" di Paolo Arezzi, 2005
  • "Faber Tempus" di Walter Passarella, 2010
  • "Estate in Arte" 2011
  • "Cammino di un pittore" del Conte Giuseppe Dal Verme, 2011
  • "Ovidio in Dante" e "Natura in posa" di Gerico, 2011
  • "La seduzione del tessuto" e "... dal mio punto di vista" di Bruno Gianesi, 2011
  • "Schizzi e disegni" di Mimmo Rotella

    Dal 19 luglio 2003 al 21 settembre 2003

    Artista urbano per definizione, Mimmo Rotella è ormai, noto in tutto il mondo per i suoi décollages, ovvero per gli strappi effettuati sui manifesti pubblicitari cittadini, dai quali avranno origine le sue vibranti ed originali opere d'arte.
    I décollages di Rotella, sono rimati legati ad un gesto di protesta "compiuto all'alba," con la volontà "di opporsi, al pensiero dominante". I primi décollages, contenevano già, un'anticipazione della poetica graffitista degli anni '80, che riprenderà sia il modo trasgressivo di appropriarsi di qualcosa di pubblico – dei manifesti pubblicitari per Rotella, dei muri puliti dell'America reaganiana per i graffitisti – sia il gesto con il quale l'appropriazione veniva eseguita - durante la notte - per non essere scoperti. ''Senza titolo'' - matita e pennarello, 1984
    Da "Schizzi e Disegni" emerge invece, un atteggiamento più pacato e riflessivo, in cui Rotella riesce a passare con disinvoltura dal ritratto, alle visioni poetiche astratte. Ed in fine, è importante notare come, molti, dei "segni disegnati" che si ritrovano in abbondanza nei ‘Disegni' in mostra giocheranno un ruolo fondamentale nella costruzione dei successivi décollages.

    "L'Inferno di Dante" di Gianfranco Rontani

    Luglio 2005 - Aprile 2010

    Gianfranco Rontani, Cavaliere della Repubblica per meriti artistici, lascia con le sue grandiose opere una traccia non indifferente nel campo dell'arte del ventesimo secolo: dalle 34 tele di 2 metri per 1,60 rappresentanti l'Inferno dantesco alle 22 sul Carnevale di Viareggio, al dipinto di 4 metri per 3 "Lasciate che i fanciulli vengano a me" donato personalmente al Santo Padre in occasione della Sua visita pastorale a Lucca, alla "Resurrezione di Cristo dinnanzi a Sua Madre Maria" anch'esso destinato al Papa durante la visita della Diocesi di Lucca a Roma per il Giubileo.
    "Potrebbe sembrare albagia, superbia, quella di Gianfranco Rontani che ha dipinto 34 tele di circa 4 mq l'una, dedicata ciascuna a uno dei canti danteschi dell'Inferno. Si può dire superbia, che del resto è il tema di una delle tele di Rontani, perché ricercare una lettura nuova della Divina Commedia, e per di più tentare di fare cosa d'arte, è davvero un impegno che richiede, se non altro, un coraggio a tutta prova. Tant'è, Rontani ha tentato e, per quanto abbiamo visto, c'è riuscito, nel senso almeno che ha seguito, con il suo modo di dipingere al limite del narrativo e del surreale, dare un'immagine piena di suggestione dei motivi e dei toni danteschi dell'Inferno."
    Mauro Innocenti - Lucca, 1980

    "Histoire - L'irrealtà della storia" di Aurelio Gravina

    Dal 26 luglio 2009 al 23 agosto 2009

    Mao e i poliziotti di Londra, Obama e i grandi pugili, gli assassinati e i processi, e poi attentatori suicidi, ritratti africani, aguzzini, preti, gente che guarda, che urla, che passa: la Storia, quella con la maiuscola e la storia di tutti i giorni, si estrania e si fissa sulla tela in quindici opere di grandi dimensioni che sono altrettante immagini della nostra vita fermate nello spazio e nel tempo. Aurelio Gravina - artista milanese che ha già all’attivo una ventina di personali - organizza con il Comune di Zavattarello, in provincia di Pavia, la mostra dal titolo “Histoire”, l’irrealtà della Storia. Un percorso di lavori pittorici.

    Aurelio Gravina, nato a Francavilla Marittima, vive e lavora a Milano. Scenografo, attore e regista, laureato all’Accademia di Belle arti a Milano, lavora in teatro con il gruppo Out Off. In particolare con il poeta e pittore Giancarlo Pavanello nel 1979 crea il gruppo Teatro di Babele che lavora sperimentando l’uso della scrittura poetica nel teatro e nella pittura. Dopo diversi anni di lavoro teatrale, come regista, scenografo ed attore (dal 1981 al 1986 collabora con il Teatro Out Off e con lo Studio Azzurro), nel 1995 comincia la ricerca nel campo pittorico tentando di fondere le tecniche sperimentate in teatro, ovvero usando la tela come spazio scenico dove il segno pittorico diventa attore.

    "Faber Tempus" di Walter Passarella

    Dal 24 luglio 2010 al 15 agosto 2010

    Il tempo stimola e richiede attenzione e l’artista, che dispone di capacità tali da reggere il confronto, lo propone con immagini che pur nella loro propria staticità trasmettono un dinamismo inscindibile, in quanto proprio della natura di ciò che l’artista ci propone.
    Quel dinamismo che è la vera essenza del tempo.
    Ci sono opere che rendono onore alla grande umiltà e sensibilità dell’autore, proprio con quell’irrequietezza con la quale si pongono in un atteggiamento provocatorio, a volte estremamente provocatorio, tanto da risultare percepibili anche quando, una volta fissatane l’immagine nella mente, l’osservatore decida di volgere lo sguardo altrove. Sono opere che hanno avuto una dote in più dall’autore; hanno avuto la possibilità di portare avanti in totale autonomia il messaggio carpito e ad esse affidato.
    Mai ci si trova a domandarsi cosa voglia dire l’autore, bensì ci si sente come interrogati noi, osservatori, da parte di queste stesse opere; quasi esse siano state dotate della capacità di interagire a livello di comunicazione e non solo di trasmettere un semplice messaggio.
    Si ha quasi la sensazione che l’autore si sia poi messo in disparte, lasciando che sia l’opera stessa completarsi con questa capacità che egli ha trasfuso.
    Alcune opere in particolare rivelano una struttura di pensiero complessa e completa; si tratta di opere con le quali, a momenti, pare per nulla impossibile, e neppure strano, trovarcisi a dialogare.
    Probabilmente si tratta di un comunicare inconsapevole ed involontario tra ciò che l’artista ha carpito dall’universo e trasferito nei suoi lavori e ciò che di analogo vive dentro chiunque di noi si ponga ad osservare.
    Il tempo.
    Esso è sempre, è ovunque e questa sua natura lega tutto a tutti in un viaggio che potrebbe non essere mai iniziato e che di conseguenza potrebbe mai finire.

    Marco Bertoloni

    "Cammino di un pittore" del Conte Giuseppe Dal Verme

    Dal 28 maggio al 18 luglio 2011

    La mostra “Cammino di un pittore” ripercorre la vita artistica del Conte Giuseppe Dal Verme, tra documenti dell'epoca, tele a olio, acquerelli e studi d'opera. Importante è la presenza del diario del Conte, in cui raccoglieva ritagli di giornale, impressioni e studi sul colore, che applicava poi alle sue opere.
    L'arte del Conte Giuseppe Dal Verme procede equilibrata, sobria e serena, accogliendo e facendo propri gli accenti impressionisti e romantici della sua epoca.
    Valori fondanti sono il senso del colore, con un chiaroscuro cromatico ricco di toni caldi, e la sapienza della tecnica abbreviata ricca di vibrazioni e sensibilità plastica.

    Scarica il depliant


    | HomePage | Torna su | Indietro | Stampa | Credits |